Coltivare il Benessere: la metafora del contadino

by adminelena

Quando penso all’idea di prendersi cura di sé, l’immagine che si affaccia alla mente è quella di un campo coltivato con cura e dedizione, in grado di donare splendidi fiori e deliziosi frutti.
L’atto di coltivare ci connette alla Terra.
Possiamo coltivare del cibo, un interesse, una relazione, un business: quello che ci aspettiamo come risultato è un prodotto che ci doni nutrimento.
E’ la Terra che ci permette questo. Coltivare presuppone una stabilità e l’idea del prendersi cura.

Entrambi i miei genitori provengono da famiglie con origini contadine. La mia memoria è piena dei loro racconti.
Anche se nella sua vita adulta ha lavorato per lo più in fabbrica, ho sempre visto mio papà coltivare un orto.
Io stessa sono stata bambina in fattoria, tra campi, vigna e trattori, con gli zii e la nonna paterna.
Questa impronta mi è rimasta e forse per questo mi viene spontaneo utilizzare la metafora del contadino quando parlo del mio modo di intendere il benessere.

Il Naturopata fa proprio questo: aiuta le persone a prendersi cura di sé partendo dal terreno.

PREPARARE IL TERRENO

Cos’è il terreno? E’ il nostro sistema corpo-mente.
Abbiamo l’abitudine di pensare che per migliorare il nostro stato di salute generale abbiamo bisogno di aggiungere qualcosa: un integratore, un cibo, un nuovo interesse, un nuovo abito o altro ancora.
In realtà, nella maggior parte dei casi, abbiamo necessità di togliere e fare spazio.

Il contadino, prima di seminare per il nuovo raccolto, prepara il terreno togliendo le erbe infestanti, i rami secchi e tutto quello che potrebbe interferire con la crescita delle nuove piantine.
Il terreno viene ripulito, arato e infine nutrito in base alle sue caratteristiche e al tipo di semi e piante che dovrà accogliere.
Ogni terreno, infatti, è diverso e potrà ospitare e far crescere un raccolto che ben si adatta alle sue proprietà.

Il nostro corpo, la nostra mente e anche l’ambiente in cui viviamo, sono spesso deposito di queste “erbacce”, che non ci sono utili e possono ostacolare il libero fluire della nostra vita.

PIANTARE IL SEME

Solo dopo che la base sarà pronta si può piantare il seme, che riceverà nutrimento dalla terra per poter germogliare, crescere e dare frutto.
E’ importante assicurarsi che il seme prenda dimora in un terreno ben curato, con la giusta umidità ma ben drenato, affinché non marcisca.
E’ necessario preoccuparsi che abbia acqua sufficiente per potersi sviluppare, altrimenti potrebbe seccare. Va innaffiato regolarmente, ma non troppo.
Il terreno va anche difeso dagli attacchi esterni, dai parassiti, dalle intemperie o da tutto ciò che può danneggiare il seme.
Sono le cure quotidiane che permettono al seme di germogliare e lo farà al momento giusto.
Il contadino è abituato ad avere pazienza.

Il nostro stile di vita è orientato al “tutto e subito”, ma capita talvolta di iniziare un percorso e non ottenere i risultati sperati in breve tempo. Magari vogliamo perdere qualche chilo, oppure liberarci di un fastidioso disturbo, oppure ancora cambiare un aspetto particolare nel nostro stile di vita.
A volte quello che ci blocca è qualcosa di cui non ci siamo liberati, non ci siamo presi abbastanza cura del terreno o non abbiamo avuto pazienza con il seme che abbiamo piantato.

RACCOGLIERE IL FRUTTO

Dopo tanta cura, costante e instancabile, il seme darà il suo frutto.
Sembra solo filosofia ma si tratta di un percorso fatto di azioni concrete. Il frutto sarà il risultato di queste azioni.
Forse non sarà sempre perfetto, ma sarà nutriente, che poi è quello che ci serve per vivere bene: essere nutriti.

EQUILIBRIO DINAMICO

Quando raccogliamo il frutto possiamo finalmente prenderci una pausa e assaporare il risultato del nostro lavoro. Nonostante questo, sappiamo bene che l’equilibrio non è statico e il risultato non è mai definitivo.
Il terreno non curato può impoverirsi, è nostra cura far sì che non succeda.
Inoltre, dopo ogni conquista, noi non siamo più gli stessi e abbiamo bisogno di sperimentare qualcosa in più che ci possa accompagnare nel prossimo passo.
Come nel ritmo delle stagioni, un nuovo ciclo ricomincia.

La metafora del contadino è utile per dare l’idea di cosa significhi coltivare il proprio benessere.
Possiamo stare bene se ci prendiamo quotidianamente cura di noi stessi.
Per farlo bene serve molta conoscenza, sia dei rimedi e delle pratiche che possono essere utili ai risultati che vogliamo ottenere, e sia (direi soprattutto) di noi stessi.
I terreni non sono tutti uguali e ognuno produce frutti differenti, così come ognuno di noi è diverso dagli altri.
Allo stesso modo ogni stagione ha i suoi rimedi e le sue energie particolari di cui tenere conto.

Prendersi cura di sé è un processo che ci porta a sviluppare alcune qualità, mentre lasciamo andare ciò che non ci serve più.
Di giorno in giorno si ritrova un nuovo equilibrio, in linea con l’evolvere della nostra esistenza, nelle varie stagioni della vita e nel nostro divenire come esseri umani.
In questo percorso due sono le cose importanti, secondo me: aprirsi al nuovo senza timore e non lasciare nulla al caso.

Ricordiamo, infine, che non tutto è sotto il nostro controllo. La vita è imprevedibile e ci chiede di lasciare spazio a questo aspetto (ecco qui uno spunto a questo proposito).
Quello che possiamo fare è agire al nostro meglio sugli aspetti che dipendono da noi, per mettere radici tali che l’albero non venga sradicato al primo soffio di vento.

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