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“Viaggiando alla scoperta dei paesi troverai il continente il te stesso”

(Proverbio indiano)

Si dice che nessuno torna da un viaggio uguale a come è partito: si aprono nuovi orizzonti.

Ogni volta che viaggiamo, spostandoci anche solo di pochi chilometri, ci ritroviamo in un luogo diverso da quello in cui siamo abitualmente. Spesso ci troviamo di fronte a situazioni che ci invitano a considerare nuove prospettive, a esplorare punti di vista diversi, a provare qualcosa di nuovo, che si tratti di un cibo, di un modo di muoversi, di un modo di comunicare.

Ci sono luoghi in cui ci sentiamo subito a casa, altri che ci richiedono adattamento, altri ancora che ci sembrano ostili. Ci accorgiamo anche che, probabilmente, le sensazioni dei nostri compagni di viaggio sono diverse dalle nostre. E’ naturale, siamo diversi e le nostre risposte al mondo esterno sono legate a chi siamo dentro.

Il viaggio fa emergere parti di noi che non immaginavamo di avere e ci permette di contattarle: è uno strumento per conoscerci meglio. 


In questo trovo uno stretto rapporto tra viaggio “esteriore” e viaggio “interiore”.

Anche quando ci mettiamo in gioco in un percorso di crescita personale, pur senza muoverci da casa, entrano in gioco gli stessi meccanismi. Pensiamo anche solo di metterci a dieta o di cambiare qualcosa nelle nostre abitudini quotidiane. Quanto sforzo ci dobbiamo mettere all’inizio? Quali disagi dobbiamo affrontare? Quali parti di noi vengono toccate nel profondo? Siamo mossi dalla curiosità e dal desiderio di ottenere il risultato che ci siamo prefissati, ma è inevitabile dover affrontare un periodo di adattamento alle nuove abitudini, anzi, è necessario diventare parte attiva nel crearle.

Anche il quotidiano ci impone di trovare continuamente nuovi equilibri. Il semplice mutare delle stagioni non ci mette continuamente alla prova? Pensiamoci. Ognuno di noi è più in sintonia con una stagione e meno con un’altra, secondo il proprio modo di essere. 


Impariamo a osservarci. E’ così che nuove parti di noi vengono alla luce e chiedono di essere viste, accolte, amate. E’ una scoperta continua, come quando partiamo per esplorare luoghi sconosciuti.

Ho sempre trovato affascinante questo modo di approcciare il viaggio, sia dentro che fuori di sé. In questo modo ogni esperienza è occasione di crescita e oggi non sarà mai uguale a ieri.

Nel suo libro “Anatomia dell’irrequietezza”, Bruce Chatwin sostiene che “passiamo troppo tempo in stanze chiuse” e questo limita le nostre percezioni e le nostre scoperte.

Chiudo con una citazione tratta proprio da questo libro:

“Il viaggio non soltanto allarga la mente. Le dà forma” (Bruce Chatwin)

Partiamo?